Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

GORIZIA SNODO CULTURALE

I Musei goriziani: siano essi provinciali o comunali la questione cambia poco. Tranne gli ultimi governanti regionali, chiunque abbia politicamente gestito dal 1861 in poi questo patrimonio aveva sempre ben chiaro quale fosse la capitale culturale di quella vasta zona che geograficamente e con fortune alterne amministrativamente e istituzionalmente va sotto il nome di “Goriziano”, diventato poi per ragioni storiche molti evidenti Isontino, o istituzionalmente parlando Provincia di Gorizia. Definiamo geograficamente “il Goriziano” un territorio che va idealmente da Duino e dalla laguna di Grado fino all’Alta Valle dell’Isonzo, a ovest comprende Aquileia e Cervignano, a est parte dei territori della vecchia Contea di Gorizia che oggi si trovano in Slovenia. Gorizia da capoluogo culturale raccoglie come centro motore e protagonista il passato di una zona vasta ed essendo “creatrice” di cultura con i suoi ordini religiosi, con i suoi storici, i suoi studiosi, con il suo teatro, con i vari circoli artistici, le scuole di ogni ordine e grado, diventa, per la sua storia così legata alle vicende europee, memoria e snodo di una cultura per molti versi originale, che vale la pena “conservare”. Gorizia è uno dei quattro capoluoghi del Friuli Venezia Giulia: ha una storia millenaria legata a una zona vastissima dell’Europa, è stata e si spera sia ancora centro motore di cultura e di arte, talvolta originalissima. Uno dei tesori che le rimangono incarna questa storia e questa cultura: i Musei provinciali con il loro patrimonio di immobili, Palazzo Attems e i palazzi di Borgo Castello, e le ricchissime collezioni archeologiche, d’arte figurativa, di memorie della Grande Guerra e di documenti di straordinario valore storico. Questo patrimonio, inestimabile per il suo valore identitario, appartiene in primo luogo ai goriziani e alla città di Gorizia e in secondo luogo al territorio di riferimento, ovvero il Goriziano in senso lato. Questo patrimonio deve restare a Gorizia e deve diventare la base per la costituzione (anzi, la re-istituzione) dei Musei civici di Gorizia. Rifiutiamo quindi l’assurda e vergognosa ipotesi che il patrimonio dei Musei provinciali sia ceduto alla Regione Friuli Venezia Giulia.

MARIA TERESA E L'EREDITA'  DI AQUILEIA

Il 6 luglio 1751 papa Benedetto XIV sopprime il Patriarcato di Aquileia con la bolla Iniuncta nobis, sollecitata da Venezia e dagli Asburgo. Al suo posto vengono erette le arcidiocesi di Udine e di Gorizia, in modo da risolvere il problema di un'unica diocesi divisa tra la giurisdizione austriaca e quella veneziana. L’immensa eredità patriarcale di Aquileia viene consegnata così a Udine e Gorizia: a quest'ultima viene riconosciuto il rango di capoluogo del cosiddetto Friuli Orientale e quindi importante centro non solo civile e amministrativo ma anche religioso, degno di ereditare una tradizione così prestigiosa.

UN VERO GORIZIANO: GIOVANNI COSSAR

Nel 1861, esattamente un mese dopo l’Unità d’Italia, le autorità austroungariche pensano che serva rafforzare la presenza culturale germanica nel Goriziano. Così viene fondato il Museo provinciale, nell’attuale palazzo della Questura che si affaccia in Piazza Cavour. Nel 1912 Giovanni Cossar, patriota italiano, inaugura il Museo civico di Gorizia, che dopo la prima guerra mondiale diventerà tutt’uno con i Musei provinciali trasformandosi nel Museo della Redenzione, che viene inaugurato l’8 giugno 1924 e che comprende il museo Provinciale, il museo Civico e – badate bene la lungimiranza e il senso di appartenenza a una comunità culturale storica - anche quello Diocesano. Dopo la seconda guerra mondiale i musei di Gorizia ridiventano provinciali anche per giustificare la presenza di una provincia, quella di Gorizia, che rappresenta, nel quadro della Guerra Fredda e dei rapporti internazionali, ben più di quel piccolo fazzoletto di territorio che in effetti è. Negli anni ’50 e ’60 i Musei provinciali sono una istituzione rispettata e amata dalla cittadinanza, ma senza particolari programmi di valorizzazione. Nel 1966 diventano la sede degli Incontri Culturali Mitteleuropei e di un’attività piuttosto importante, che favorisce senz’altro il dialogo tra Italia e Jugoslavia. Iniziative espositive anche di rilievo a Palazzo Attems sono organizzate da enti e associazioni esterne (amministrazione comunale, AGI, APAI).

LA GESTIONE DE GRASSI

Una svolta importante avviene negli anni ’80, quando Marino De Grassi diventa assessore provinciale alla cultura.  "A quel tempo – ricorda De Grassi – Palazzo Attems era un’appendice dell’Icm. Non esisteva un direttore e il timone era in mano a Guido Bradaschia, persona rispettabilissima, che però non aveva avviato una politica culturale legata al Museo vero e proprio. Nel 1981 facemmo, insieme al Conte Coronini, la prima grande mostra Maria Teresa e il ‘700 goriziano.” Un grande successo è l’affermazione documentata dell’esistenza di un milieu culturale tipicamente goriziano: Gorizia come cerniera tra mondi diversi. Dopo l’alluvione del 1982 con danni devastanti, ecco nel 1985 la mostra Frontiere d’Avanguardia sul Futurismo, l’acquisizione del Fondo Diaz (fondamentale per il Museo della Grande Guerra) e dei dipinti di Spazzapan, agevolati anche dall’opera di Cesare Devetag che ne aveva già acquisito alcuni con l’aiuto della Cassa di Risparmio di Gorizia. “I Musei provinciali – conclude De Grassi - riguardano soprattutto Gorizia nel suo ruolo di capoluogo amministrativo di un territorio più o meno vasto a seconda delle vicissitudini storiche, ma punto di riferimento culturale e storico di quella zona vasta che va sotto il nome di “goriziano”. I musei provinciali sono gestiti dalla provincia di Gorizia: la provincia per volontà della Regione Fvg non esisterà più, quindi tutti i suoi beni passeranno, sembra, alla Regione stessa: immobili ovvero i palazzi, reperti archeologici, documenti preziosissimi sul nostro passato, e tutti quei quadri che rappresentano la nostra identità. La gestione del tesoro dei goriziani viene quindi sottratto ai cittadini di Gorizia.

LE PROPOSTE - CONCRETE E FATTIBILI -  DI GOPOLIS

L’anomalia goriziana è evidente esempio rispetto a Udine, dove i Civici musei furono fondati nel 1866 e si articolano in più settori e in più sedi, e a Trieste con i musei civici (il prestigioso Revoltella fu inaugurato nel 1872): in entrambe le città i musei sono gestiti dai rispettivi Comuni, e sono ampiamente finanziati dalla Regione Fvg oltre che da istituzioni locali come le fondazioni casse di risparmio. Ci domandiamo: Gorizia è figlia di un dio minore? I goriziani sono talmente irrilevanti, ignoranti, stolidi, per cui bisogna togliere loro non soltanto economia e istituzioni ma anche la loro storia e la loro cultura? Quello che proponiamo insieme alla città di Gorizia e al suo rappresentante, il sindaco Ettore Romoli, è che i Musei provinciali passino al Comune in un quadro di sinergie che di seguito illustriamo e che sono le uniche possibilità che restano a Gorizia per fare vero turismo culturale, al di là delle chiacchiere e degli auspici.

  1. I Musei provinciali diventano Musei civici nel quadro di un programma volto a mettere in rete tutti i “tesori” goriziani a sostegno del turismo culturale della città e del territorio di cui Gorizia è riferimento.
  2. Tutte le proprietà della Provincia inerenti ai Musei provinciali passano al Comune di Gorizia.
  3. Tutti i beni (documenti, opere d’arte, reperti archeologici eccetera) passano di proprietà al Comune di Gorizia.
  4. Il Comune di Gorizia sulla base di questa acquisizione istituisce i Musei civici di Gorizia.
  5. I Musei civici di Gorizia comprendono:
  1. Pinacoteca di Palazzo Attems
  2. Museo della Moda di Borgo Castello
  3. Museo della Grande Guerra di Borgo Castello
  4. Il Castello di Gorizia (museo didattico del medioevo goriziano)
  5. La Sinagoga con il museo ebraico Gerusalemme sull'Isonzo

6) Il Comune di Gorizia si impegna- in collaborazione con vari enti e istituzioni del territorio goriziano,  in primis con la Regione Fvg - a promuovere il Sistema museale goriziano che comprende anche:

  • il Museo Diocesano (tesoro del Duomo e Donazione Teresiana)
  • la Fondazione Coronini
  • la Biblioteca Statale Isontina in quanto custode di documenti di altissimo valore artistico storico e scientifico tra cui il Fondo Michelstaedter e il Fondo Gesuitico.

7) Il Comune di Gorizia si impegna ad attivarsi per fare da capofila a una progettazione culturale di area vasta per la costituzione e il rilancio del sistema museale goriziano nell’ambito dei programmi dell’Unione europea.

 

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