Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

grazie a dora bassi,

omaggio goriziano a pier paolo pasolini

al teatro verdi

Pier Paolo Pasolini a quarant'anni dalla morte. Molti goriziani ricordano il periodo epico in cui a Grado - nel mitico '68 - in laguna girò Medea con Maria Callas - digitate www.gopolis pagina CULTURA per maggiori informazioni - Nel cast anche un giovane goriziano, Lillo (Marzio) Morgia, che faceva il fotografo da spiaggia nell'isola d'Oro e fu notato sia dalla Callas e che da Pasolini. Un perfetto Giasone giovane ( quello più avanti con gli anni fu interpretato dal campione olimpico del salto triplo Gentile). Ma il legame sottile tra Gorizia e Pasolini si trova appeso sulle pareti del teatro Verdi. Si tratta del ciclo di tredici quadri magnifici, che trattano temi difficili e profondi, anche scabrosi ma trattati con sublime delicatezza, ispirati alle poesie di Casarsa del giovane Pasolini che la goriziana Dora Bassi donò alla sua città.
antonio devetag - gopolis

 

In una Gorizia che si guarda quel cadente ombelico, che inghiotte avida le tragedie della guerra e divora  le polemiche tra ideologi di diversa confessione, ma ciascuno addetto rigidamente a un culto solo, devoto di una sola fede e quindi dotato di robusti paraocchi, siamo felici di ricordare due donne eccezionali e sopratutto dalla mente libera, virtù che la nostra città sta perdendo, donne eccezionali,  tra le tante che Gorizia ha messo al mondo. L’abbinamento come vedrete non è casuale: Alba Gurtner di cui ero amico, mi chiamò in un giorno di giugno del 2007 per parlarmi di Dora Bassi, grande pittrice goriziana, che si era ammalata  e voleva vedermi.  Dora Bassi era stata una grande amica di mio padre Cesare  Devetag– li accomunava l’amore per l’arte e la pittura -  e della sua prima moglie Maria Miagostovich. Andammo nella sua bella casa di Gradisca d’Isonzo. La trovammo seduta su una poltrona, un pò affaticata - era una giornata di un caldissimo giugno -  ma lucidissima, sveglia e ironica come sarebbe stata fino alla fine. Mi disse il motivo della chiamata, che mi era stato appena accennato da Alba durante il tragitto in auto: sentendo vicina la morte, in memoria dell’amicizia con la mia famiglia e per l’amore immenso che portava per Gorizia voleva lasciare una serie di suoi quadri alla città. In quel momento hi scrive era  assessore alla cultura a Gorizia. La grande Dora ci diede anche la scelta dei cicli pittorici: erano tutti di grande bellezza, ma uno, “gioventù innocente” composto da tredici quadri,  mi colpì particolarmente, per la delicatezza del tema e per il fatto di essere stato ispirato al primo Pasolini di “Poesie a Casarsa”. Dora Bassi, donna che era lontana anni luce da qualsiasi forma politically correct e che guardava con infinita pietà al conformismo ideologizzante dell’odierna cultura italiana, e che si ispirava piuttosto a una visione metafisica dell’esistenza e del mondo, mi spiegò quanto l’aveva sempre colpita quel momento in cui nell’uomo e nella donna insorge insieme alla terribile e irrefrenabile  energia della pubertà quell’altrettanto forte e colpevolizzante  senso del male. Un nodo irrisolto, quasi impossibile da guardare al di fuori di qualsiasi morale o moralismo legato a etiche religiose oppure laiche.

Donna di straordinaria intelligenza, Dora Bassi aveva capito uno degli enigmi dell’esistenza umana che aveva pensato di rappresentare nella sua assoluta essenzialità. Gli adolescenti che giocano nei boschetti sulle rive dello Judrio ( ma potrebbero essere il Tagliamento, il Natisone, l’Isonzo) , sono appena passati dallo “stato di crisalidi a farfalle” e sentono dispiegarsi la bellezza del loro corpo, che si riflette in quelle “acque lustrali, che lavano ogni peccato”. Una delicata ma potente sessualità occhieggia da ogni quadro, il senso del peccato incombe, anche se le acque lustrali promettono un sacro lavacro.  Tredici quadri eccezionali che decisi, insieme alle figlie di mettere in mostra  permanente nelle sale del Teatro Verdi, dove ancora oggi rendono più nobile e bello quel luogo di cultura. Ritenemmo opportuno dedicare a  Dora Bassi anche la galleria dell’Auditorium di via Roma, oggi purtroppo chiusa, o aperta secondo il capriccio dell'assessore regionale di turno. Di Dora Bassi e della sua poetica parleremo ancora. Gopolis sta preparando anche un ricordo di quella straordinaria donna-mecenate che fu Alba Gurtner, amica di tutti gli artisti, fautrice di una scuola goriziana (goriziana in senso lato) nell’arte figurativa che ci trova certamente d’accordo e che lei contribuì a rendere oggettiva. Ad Alba Gurtner si deve il Muro delle cinque lingue a Piedimonte, il suo capolavoro, che oggi meriterebbe un'opera di restauro conservativo.

 

ANTONIO DEVETAG - GOPOLIS

Galleria foto: DORA E PIER PAOLO