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XIV SECOLO. L'APICE DELLA POTENZA

xiv secolo - L'APICE DELLA POTENZA

 

Enrico II,  nato nel 1266 e figlio Alberto II,  fu forse il personaggio più affascinante della casata. Il Conte crebbe con una buona educazione italiana,  tanto da alimentare la leggenda di un soggiorno di Dante alla corte di Enrico II. Nel 1297 sposò Beatrice , figlia di Gherardo da Camino (il “buon Gherardo” come lo chiamò Dante ),  e successivamente, nel primo ventennio del Trecento,  riuscì ampiamente a dominare nella politica friulana del tempo.  Il Conte  si distinse infatti per l’affermazione dell’ autorità comitale a netto discapito di quella patriarcale : basti pensare che , nel 1313 , il patriarca  Ottobono ne riconobbe la Superiorità e gli conferì la carica di capitano generale a vita.

Insediatosi in un momento di grande potenza della Contea di Gorizia , Enrico II accarezzò il sogno di espandere i suoi possedimenti in territorio italiano. L’Italia,  con la sua cultura raffinata   e la sua  forte economia , fu sempre al centro delle attenzioni di principi e imperatori tedeschi. Ma tra Gorizia e la pianura padano - veneta   c’era sempre l’ostacolo del Patriarcato.  Enrico II mise in atto una strategia che mirava a sconfiggerlo definitivamente.  Occupando parte della Carnia, basandosi sui possedimenti in Tirolo e in Carinzia, conquistando il Trevigiano e Padova, Enrico II  riuscì a circondare il Patriarcato. Questo suo piano , se completato , lo avrebbe reso indiscutibilmente padrone del Friuli e di parte del Veneto. Per riuscirvi,  il Conte si alleò dapprima con Verona scendendo a patti con  Cangrande  della Scala e,  confidando nella neutralità di Venezia e con il benestare dell’imperatore Federico II il bello , marciò verso Treviso e Padova,  assoggettando queste città nel 1319. I domini spaziavano dal Brenta  alla Croazia ,  dalla Val  Pusteria al Golfo del  Quarnero  ed Enrico II si decise di affrontare  i della Scala di Verona.

A Padova però, dopo i primi entusiasmi , cominciavano a serpeggiare i malumori provocati dalla condotta  violenta degli armigeri tedeschi al servizio di Enrico II. Le trattative di pace favorirono lo scaligero Cangrande , che,  attraverso  intese segrete,  riprendeva Bassano , restituendo a Enrico II  i castelli  di Asolo e Montebelluna.  Il dominio di Enrico II iniziava a sgretolarsi.  Ma il Conte non avrebbe mai visto il crollo della sua opera : nel 1323 , all’età di 57 anni , la  morte lo colse improvvisa  durante il banchetto  organizzato  per le nozze della figlia Elisabetta. Si parlò  anche di un avvelenamento da parte dei sicari di Cangrande della Scala: è più probabile che Enrico morì a causa di una congestione. Enrico II fu un protagonista ,  pari per astuzia ,  intelligenza e ambizione , ai grandi signori italiani del tempo. Si trovava a operare in un contesto nel quale Venezia e i vicini Asburgo erano agli inizi della loro potenza : non a caso , dunque ,  il Conte osservò sempre un atteggiamento amichevole e prudente  nei confronti della Signoria veneziana ,  evitando deliberatamente ogni aperto conflitto.  Al punto che , nel 1313 , Enrico II ricevette la cittadinanza  veneziana , e nel 1321 , quando si recò a Venezia con la moglie , il Consiglio dei Dieci , organo supremo della vita politica veneziana , gli concesse di dotarsi di un seguito armato, testimoniando così “l’ amore e l’onore verso il Conte”. Due anni prima era venuta a mancare la moglie di Enrico, Beatrice , e il Conte , preoccupato per la sua discendenza , si era unito in matrimonio alla principessa Beatrice di Baviera, che gli avrebbe dato il figlio Giovanni Enrico.

A partire dalla scomparsa di Enrico II, iniziò per la dinastia mainardina – sia nel ramo goriziano che in quello tirolese una fase di stallo, preludio di un lungo declino. A Enrico II doveva succedere, in linea diretta ,  il  figlio Giovanni Enrico , che alla morte del padre aveva appena due mesi. La reggenza fu quindi assunta dalla madre Beatrice  di Baviera, coadiuvata dal cognato  Alberto III e dal figlio di questi , Alberto IV , ma anche da un cugino del defunto Conte,  l’omonimo Enrico , duca di Carinzia e re di Boemia e Polonia. Da questa confusa situazione trassero vantaggio Cangrande della Scala e la dinastia asburgica ,  determinata ad attuare una politica transalpina più aggressiva. Sul fronte tirolese , nel 1335 era morto anche Enrico di Carinzia - Tirolo , senza che la successione fosse  stata assegnata al giovane Giovanni Enrico; venne invece assunta dalla figlia  Margherita (Maultasch), sposa di Giovanni , secondogenito del re di Boemia. Poco dopo , nel 1338,  moriva anche il giovane  conte  Enrico Giovanni , appena quindicenne. La  Contea  passò così ai cugini , cioè ai figli di Alberto II, Alberto IV(che morì nel 1374), Mainardo VII ed  Enrico III.  Proprio a causa della frammentazione  della Contea e di una politica poco ambiziosa , la dinastia si limitò a gestire gli interessi alpini e transalpini , lasciando campo libero in diversi territori,  a tutto vantaggio degli Asburgo.

Intanto , un’ultima fiammata d’orgoglio accese il Patriarcato d’ Aquileia : Bertrando di San Genesio strappò  Venzone  ai Goriziani , che dopo la sconfitta di Osoppo subirono addirittura nel 1340 l’onta di un assedio , peraltro senza esito per la loro città  Ma  l’attivismo del Patriarca  Bertrando si attirò l’ostilità dei nobili friulani , che decisero di fare fronte comune con i Conti di Gorizia. Proprio in questo clima maturò,  nel 1350,  l’assassino del patriarca  Bertrando, episodio saliente della storia friulana e frutto di una inconsueta alleanza tra Goriziani e Cividalesi. Dopo la morte di Bertrando, il conte Enrico III di Gorizia si propose  quale capitano generale del Patriarcat , ma la carica venne attribuita ad Alberto II d’Austria : con questo importante  gesto si manifestava, anche in Friuli ,  l’alternativa storica degli Asburgo alla casata goriziana.  In quegli anni , attraverso una politica di prestiti concessi agli ormai indebitati Conti goriziani , gli Asburgo ponevano le basi  per il controllo amministrativo   diretto della  diretto della Contea goriziana.

Fra i successori di Enrico II , emerge Mainardo VII , la cui azione politica è tesa ad assicurare la sopravvivenza della dinastia , nonostante la cessione del Tirolo  all’Austria  avvenuta nel1363. La minaccia ora veniva dall’Ungheria , attraverso la casata lussemburghese dei  Cilli , contro cui si allearono Mainardo VII e il duca Leopoldo d’Asburgo attraverso un patto quadriennale di mutuo soccorso. Ciò non impedì allo stesso Mainardo di stipulare un nuovo patto proprio con i Cilli nel 1373, in aperto contrasto con gli Asburgo : da allora , per oltre mezzo secolo, la dinastia dei Cilli ebbe facile accesso nel Goriziano. Era il tempo in cui andavano costituendosi , intorno alla corona imperiale romano-germanica , le grandi famiglie degli Asburgo, dei Wittelsbach e dei Lussemburghesi. Il  prestigio dei Conti di Gorizia  rimaneva però intatto tanto che l’imperatore  Carlo di Lussemburgo li elevò al rango di Principi dell’Impero.

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