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XV SECOLO: la decandenza e l'ultimo conte imparentato con i gonzaga

Nel 1394,  divenuto maggiorenne,  Enrico IV figlio di Mainardo VII ,  iniziò un regno lunghissimo,  che sarebbe durato fino al 1454. Nonostante alcune temporanee affermazioni  di Enrico (la riconquistata  su avvocazia su Aquileia,  persa precedentemente a favore degli Asburgo,   il capitanato della Carniola e il maresciallato del  Friuli attribuito da Venezia),  in quegli anni convulsi la  Contea  di Gorizia dovette assistere agli scontri per la ridefinizione dei confini. Gli scontri  impegnavano i Cilli e gli Ortenburg a Est,  la  Signoria di Venezia a Ovest  e gli Asburgo a Nord.  Dopo l’iniziale  alleanza dei Goriziani con gli Asburgo  che si era rivelata del tutto inutile nei confronti delle pretese veneziane,  i Conti si rivolsero al partito dei Cilli-Lussemburgo,  tanto più che il conte Enrico IV, sposando Elisabetta di Cilli,  si era imparentato con il re Sigismondo  d’ Ungheria.  

A seguito delle numerose affermazioni dei Cilli in Friuli come ricompensa i Goriziani riuscirono ad ottenere il diritto onorario di investire dei feudi imperiali il patriarca  Ludovico di Tech,  in nome del Re.  Poco tempo dopo,  a  questo privilegio il re Sigismondo,  preoccupato di un possibile voltafaccia  degli alleati goriziani,  aggiunse la carica di capitano conferita ad Enrico, con piena giurisdizione su Feltre,  Belluno e Serravalle: una sfera di dominio che i Conti riuscirono a conservare per alcuni anni.  Fu così che,  nel 1415, a Costanza il conte Enrico ricevette dal re Sigismondo la solenne investitura dei suoi feudi imperiali,  debitamente enumerati nel documento: la Contea di Gorizia con tutti i suoi annessi,  la Contea palatina in Carinzia,  il tribunale di  Flambro in Friuli e la Contea di Heunburg con tutti i suoi.   Ovviamente era pieno interesse dei  Cilli avvallare il dominio dei Conti,  per contrastare l’ avanzata veneziana.  Ben presto però le guerre di Boemia impegnarono altrove il re Sigismondo,  e Venezia ebbe strada libera in Friuli.  La Serenissima  nel 1420 conquistava Udine  e piegava definitivamente il quasi millenario Patriarcato di Aquileia,  estendendo i suoi possedimenti nel e in prossimità dell’ Isonzo.

Nel 1424, Enrico IV il fratello dovettero presentarsi  a Venezia,  quali eredi  dei feudi  friulani di Gorizia ,  e dunque obbedienti alla Serenissima.  Questo atto diventava per Venezia ragione di pretesa  sui  possessi  goriziani e sulla  stessa  Gorizia :era troppo anche per l’Imperatore,  che considerava i Mainardini  fra i suoi Principi,  e dunque non sottoposti  ad altro potere che al suo.  Dopo  la morte  del fratello,  il conte di Gorizia Enrico IV rimase   da solo al potere :  dalla moglie Caterina Garay  aveva avuto tre figli maschi.  Fu proprio la Gray ad esautorare il marito,  per inserire al governo della Contea dapprima il figlio Giovanni,  e quindi, alla sua morte (1462),  quello che sarebbe stato l’ultimo Conte della dinastia,  l’altro figlio  Leonardo.  Alla morte del Conte Enrico di Cilli nel 1456,  si era aperta la lotta per la successione, con ben ventiquattro  aspiranti eredi,  fra i quali i Conti goriziani.  

Le rivendicazioni  dei Mainardini  furono respinte dall’Imperatore ,  e i conti Giovanni e Leonardo,  segretamente appoggiati da Venezia,  occuparono i castelli degli Ortenburg nella valle della Drava,  giungendo poi oltre  Villaco,  fino a Landskron.  Convinti a ritirarsi  parzialmente da quei territori,  i goriziani dovettero fare i conti  con il voltafaccia dell’ Imperatore,  contrario a riconoscere a Giovanni  e a  Leonardo l ‘indennità economica promessa e  avverso persino alle giustificate pretese sull’antico bene di famiglia di Hasberg e sull’avvocazia di Kirchheim.  La lotta riprese allora durissima,  ma al momento dello scontro decisivo i Goriziani furono abbandonati dai signori della Carinzia Superiore,  che preferirono seguire l’Imperatore.  Il conte Giovanni,  di fronte all’evidente inferiorità di forze,  rinunciò allo scontro armato.  Il 25 gennaio 1460 veniva stipulato l’armistizio di Pustarnitz,  che impose ai Goriziani durissime condizioni : la perdita più significativa riguardava la concapitale  della contea,  Lienz,  recuperata due anni più tardi.

 Al tempo stesso,   venivano poste le premesse per una lunga e aspra  inimicizia dei Mainardini nei confronti dell’Imperatore.  IL rancore  crebbe anche presso il popolo che riconosceva l’antica tradizione della Contea di Gorizia :i contadini,  i minatori e i boscaioli di Lienz respinsero gli imperiali dalla valle. A Giovanni successe il fratello Leonardo,  che nel 1462 concluse con il duca Sigismondo del Tirolo una pace territoriale che ristabiliva la quiete in Val Pusteria,  consolidando i riacquistati confini.  Nei decenni successivi la politica di Leonardo fu orientata a un’ alleanza con la casa asburgica: in questa direzione,  d’altra parte,  era finalizzato anche il trattato d’eredità concluso,  sempre nel 1462, con il Tirolo.  

La storia della dinastia mainardina nella seconda metà del Quattrocento è  dominata dalla figura di Leonardo e della sua sposa Paola Gonzaga.  Per certi versi,  proprio il matrimonio di Leonardo con duna fanciulla  nobile e colta,  ma deforme e malata,  tolse alla dinastia una possibilità di sopravvivenza nella storia.   Al momento del matrimonio,  nel 1478,  Paola Gonzaga aveva all’incirca quindici  anni, e Leonardo trentasette.  Notevolissime differenze caratterizzavano i due coniugi :dotata di profonda umanità e cresciuta nella corte rinascimentale del padre (auspice  Andrea Mantegna), la giovane Gonzaga andava in moglie al rude Leonardo,  erede di una storia e di un’entità  territoriale che egli riteneva ancora degne di grandi prospettive. Figlio di un conte – quale lo descrisse Enea Silvio Piccolomini  -abbietto e dedito all’alcol Leonardo aveva una madre litigiosa e prepotente,  la già citata Caterina Garay,  che aveva addirittura fatto imprigionare il marito.  Proprio per questo il giovane Leonardo era stato affidato alle cure dello zio  Enrico di Cilli.

Il matrimonio  con Paola Gonzaga (seguito forse alle prime e infeconde nozze con la figlia di Nicola,  Re nominale della Bosnia ) ebbe lunga gestazione,  per definire compiutamente tutte le questioni  d’interesse.  Il primo atto avvenne per procura,  nel  1476,  e solo un anno dopo il Conte si recò a Mantova a prendere la moglie.  Proprio allora,  però,  la città fu colpita da una scomunica,  e Leonardo dovette tornare in fretta sui suoi passi, per difendere la sua Contea dall’invasione dei Turchi.  Del  matrimonio non si parlò più per qualche tempo,  forse anche a causa della deformità ereditaria della giovane,  che era andata  accentuandosi  con l’ età.   Finalmente,  complici le pressioni dei Gonzaga,  le nozze furono celebrate a Bolzano,  e gli sposi si trasferirono  nella residenza di Lienz,  in Pusteria ( nella foto qui sopra, il castello di Bruck, a Lienz).   Anche grazie alle suppellettili e al corredo nuziale di Paola, con quattro cassepanche disegnate dal Mantegna ( nella foto qui sotto, quella conservata a Spittal, in Austria)  di rara bellezza,  il Rinascimento italiano varcava i confini delle Alpi.

I disturbi di Paola si andavano accentuando : la giovane Contessa soffriva di problemi cardiaci,  che senza dubbi accelerarono la sua prematura scomparsa,  collocata fra la fine del 1496 e gli inizi del 1497.  Da un affresco del castello di Bruck  si desume l’ esistenza di una figlia,  nata dal matrimonio fra Paola e Leonardo : una bambina morta però in tenera età.  E come osserva lo storico Cusin,    “ il conte Leonardo,  solo nel momento in cui il suo matrimonio con Paola Gonzaga si era dimostrato infecondo,  ha saputo rassegnarsi a veder cadere il suo Stato in mano altrui”. 

Alla morte di Paola,  la parte restante della dote di ottomila ducati venne donata insieme a due cassapanche scolpite in avorio,  all’ordine religioso di San Giorgio di Millstatt, quale “pia istituzione”in memoria della defunta.  Intanto il pericolo turco si era nuovamente manifestato nel 1476,  quando l’ esercito invasore  aveva occupato la valle della  Drava ,  costringendo i goriziani ad  asserragliarsi  dietro la chiusa di Lienz,  e si aggravò nel 1478,  quando giunse la notizia che i Turchi erano a sei miglia dalla città.  Il conte  Leonardo organizzò allora la difesa  territoriale in tutta la Pusteria goriziana,  preoccupandosi anche di portare armi e materiale bellico nella parte meridionale della Contea,  a difesa di Gorizia.

Eppure,  qualche tempo dopo,  Leonardo dimostrerà una certa simpatia per i Turchi,  schierati in prima linea contro le truppe veneziane.  Proprio col pretesto d’insediare un avamposto difensivo ,  Venezia aveva occupato il territorio di Gradisca,  costruendo la “Cittadella”, ovvero una fortezza che avrebbe rappresentato una vera spina nel fianco per l’unità e la solidità della Contea goriziana.  Le vessazioni della Serenissima,  insediatasi così all’interno dei confini comitali,  spinsero Leonardo verso l’imperatore Massimiliano d’Austria,  che si accattivò il cugino goriziano affidandogli in pegno la Contea di Ortenburg, per la quale Leonardo aveva in gioventù inutilmente combattuto. A ulteriore suggello della solidarietà con la casa d’Asburgo,  Leonardo decise di permutare con Massimiliano i territori comitali di Cormòns, Belgrado,  Castelnuovo Codroipo e Latisana,  in cambio di territori  situati nei confini settentrionali, lontano quindi dalle pretese di Venezia.  Il 12 aprile 1500,  il conte Leonardo di Gorizia –Tirolo morì nel castello di Bruck presso Lienz.  Agli storici rivali i Patriarchi di Aquileia,  i Conti goriziani riuscirono quindi a sopravvivere ottant’anni.

 

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