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LE VISIONI DI KUSTERLE - GUARDA LA GALLERIA FOTO

Un artista visionario, che usa lo strumento fotografico come un pennello per creare finestre su un suo originale mondo,  di grande impatto emozionale e  di sorprendente quanto inquietante bellezza estetica.  I grandi artisti creano mondi, quindi uno stile, quindi cultura  appunto, per cui paragonare Roberto Kusterle a qualsiasi altro artista è forse ingiusto. Ma davanti alle sue foto, che in agosto sono state visibili alla bellissima mostra “Kusterle. Il corpo eretico” alla galleria Harry Bertoja di Pordenone, non si può fare a meno di pensare ai grandi visionari come Hyeronimus Bosch e ai grandi surrealisti europei. Ma in campo letterario Kusterle richiama le atmosfere liquide di un Conrad oppure di Garcia Marquez. Più ovvio l’accostamento a Kafka, con quella sua commistione di corpi umani e animali: serve più che altro per avvicinarlo a una poetica visionaria, originale che fa parte del milieu goriziano più alto e interessante. Ci rendiamo conto comunque, che gli accostamenti, i paragoni, i tentativi di fissare al deja vu le opere di Kusterle falliscono miseramente. Quindi a questo grande goriziano dedichiamo l’apertura, una sintetica biografia e il godimento di alcune sue opere.

antonio devetag

Roberto Kusterle nasce a Gorizia nel 1948, dove tuttora vive e lavora. Attivo dagli anni Settanta nel campo delle arti visive, si dedica alla pittura e alle installazioni fino all’incontro con la fotografia, che elegge strumento ideale per la propria ricerca espressiva. I primi scatti sono esposti presso lo Studio d’arte Nadia Bassanese di Trieste nel 1988. Le sperimentazioni degli anni successivi portano alla luce i temi essenziali della sua poetica: la continuità tra il mondo umano, animale e vegetale, il ruolo di mediatore del corpo, la negazione dello sguardo, l’esercizio costante dell’ironia, dell’ambiguità e dello spiazzamento per dare forma a un’idea e stimolare l’osservatore a interrogarsi. L’uso della fotografia è finalizzato a mantenere viva la tensione fra finzione e realtà, l’approccio dell’artista allo strumento è molto personale, infatti, lo scatto rappresenta solo l’ultima azione di un percorso creativo ben più complesso e articolato.  Nel corso degli anni Novanta, Kusterle abbina la ricerca di un equilibrio formale dell’immagine al ricorso a emulsioni fotosensibili, resine, vetro ed elementi naturali per creare installazioni e veri e propri oggetti fotografici tridimensionali.

Nel 2003, alla Galleria regionale d’arte contemporanea “Luigi Spazzapan” di Gradisca d’Isonzo, presenta il ciclo Riti del corpo, in cui il legame fra l’uomo e il mondo animale è celebrato attraverso il prestito e lo scambio mimetico di occhi, teste, chiome. I corpi sono ricoperti di argilla, d’impronte, riproducono il disegno di un mantello o caratteri alfanumerici aprendo a una dimensione linguistica familiare e al tempo stesso indecifrabile. Il lavoro successivo è Avα Χρóvoς (Anakronos), realizzato tra il 2004 e il 2006, nel quale il raggio d’azione dei suoi soggetti si estende, rivelando i mondi da cui essi provengono o che plasmano, ciascuno secondo la propria logica. Prati, stagni, alvei di fiumi in secca del paesaggio goriziano diventano teatri fantasmagorici e surreali.  Kusterle inizia a ideare e dirigere cortometraggi sperimentali in collaborazione con il film-maker Ferruccio Goia. Si tratta di progetti indipendenti, che aggiungono spessore temporale e processualità ai temi e alle atmosfere esplorati in fotografia (Homage St. Elizabeti Turingijski, Looking in the Eyes, Dancing Water del 2008 e Stabat Mater, 2009), che mettono in questione il rapporto fra lavoro umano e paesaggio industriale (The Last Night, 2009) o che, come nel documentario Domenica dei fiori (2008), individuano nella realtà stessa rituali, attese, codici. Nel 2009 espone per la prima volta negli Stati Uniti, presentando presso la Wood Lattuada di New York la serie Mutazione silente, nuovamente esposta nel 2011 presso la Garden of the Zodiac Gallery di Omaha (Stati Uniti) in occasione di una mostra personale. È un ritorno alla fotografia in studio, a un’atmosfera intima e raccolta che rende possibile il dialogo muto fra figure femminili ed elementi vegetali, ritratti metafisici intervallati dalla comparsa di fiori torreggianti, composti a loro volta da altri fiori, frutti e foglie. Il complesso lavoro d’ideazione, ricerca e creazione di veri e propri costumi di scena e set fotografici che si cela dietro ogni opera di Kusterle riceve un nuovo impulso con l’adozione delle tecniche digitali di elaborazione grafica. Il primo esempio ne è la serie Mutabiles Nymphae presentata alla Mestna Galerija di Nova Gorica (Slovenia) nel 2010, in cui il mondo marino cinge con garbata eleganza abiti e corpi di ninfe senza tempo.

Con un nuovo cambio di prospettiva, Kusterle dà in seguito forma al ciclo Segni di pietra (2011), esposto dapprima a Spilimbergo e poi, compiutamente presso la Gallerie Antonio Nardone di Bruxelles nel 2013. Al consueto uso di argille per siglare il rapporto del corpo umano con la terra, egli aggiunge la riproduzione di crepe e fratture sulla pelle, la fusione plastica dei personaggi con l’elemento roccioso fino a creare novelli reperti archeologici. La ricerca continua anche nella serie La struttura delle apparenze (2012), in cui la figura umana è esposta, lasciata apparentemente sola: nessun elemento animale o vegetale la completa, la stessa pietra è tornata piedistallo. Le pose lontane da ogni classicismo conferiscono un potere assoluto e misterioso al corpo, sottolineato dalle sue sembianze marmoree.  Nelle opere de I Segni della metembiosi (2012-2013) torna a scorrere una vitalità onirica e grottesca. La fotografia svela le impalcature e gli innesti che mantengono i protagonisti in equilibrio nel rapporto metamorfico e simbiotico fra uomo, mondo vegetale e animale secondo la formula coniata da Giuseppe O. Longo. La serie Abissi e basse maree è il lavoro più recente di Kusterle, con il quale ci restituisce corpi ricchi di riflessi, di concrezioni minerali, di alghe, di abbracci, in sintonie accordate dalla lunga permanenza sott’acqua. L’inquadratura invita a immergersi nel sogno per proseguire oltre i margini dell’immagine, i corpi affiorano trasformati, custoditi, nutriti dal mare, come di ritorno da un lungo viaggio.

Il corpo eretico, ovvero le inquietanti e stupende foto dell’artista goriziano  Roberto Kusterle  diventano video, ad opera di Walter Criscuoli e di Ferruccio Goia sono state presentate sabato 8 agosto alle 18, alla galleria Harry Bertoya di Pordenone rispettivamente Roberto Kusterle. Miti di terra” e “i Segni della Metembiosi. La natura e l’uomo nell’immaginario di Kusterle.” Gli eventi completano la rassegna di grande successo, l’antologica che ha richiamato oltre cinquemila visitatori nella città del Noncello e che si chiude domenica 9 agosto. Di seguito, un frame dei video

 

Galleria foto: FOCUS-KUSTERLE

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