Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

E I TEATRI?

08.03.2015 18:34

TURISMO&CULTURA SECONDA PUNTATA

Turismo a Gorizia, seconda puntata. Se abbiamo definito hardware la parte più importante del comparto al servizio del turismo culturale, ovvero le strutture stabili, quindi l’impianto urbanistico architettonico e soprattutto museale della città, su quale torneremo, parliamo degli eventi e delle manifestazioni, che sarebbero poi il software del turismo in città. 

Gorizia possiede un buon comparto museale che potrebbe diventare motivo di richiamo per qualsiasi politica turistica-culturale, qualora i nostri governanti capissero la necessità e la opportunità di mettere in rete le varie strutture, dare loro un logo comune e riconoscibile, unire gli scarsi o meno scarsi budget dedicati alla promozione: contrattare con la Regione Friuli Venezia Giulia la gestione di questo patrimonio in modo che in vantaggi cadano soprattutto su Gorizia e l’Isontino oltre che sul Friuli Venezia Giulia nella sua interezza. Mettere in rete le varie realtà significa abbandonare rivalità e privilegi, mettere da parte gli schieramenti politici e riunire attorno a un tavolo politico-tecnico Comune, Provincia, Regione, Fondazione Coronini  Cronberg, Fondazione  Carigo per trovare una giusta ed equilibrata soluzione al problema.

Ma c’è un altro “hardware” tutto goriziano, che sfruttato a dovere rafforzerebbe il potere di attrattiva culturale ( e poi turistica) della nostra città ed è quello che interessa i teatri. Lo stiamo ripetendo da anni. Gorizia ha un patrimonio di sale da teatro invidiabile: il Teatro Verdi, comunale, di circa 700 posti a sedere;  il teatro del Centro Bratuz, di circa 300 posti; il teatro del Kulturni Dom che ne contiene altrettanti; l’auditorium della Cultura goriziana (e non friulana, come da decisione unanime del consiglio comunale),un vero capolavoro di acustica anche a detta di illustri artisti che contiene quasi 400 spettatori.  Gorizia è, grazie a queste strutture, il luogo ideale per manifestazioni di musica e prosa di alto livello, che vanno inventati e proposti, magari facendo diventare concreta la accertata vocazione mitteleuropea della città.

E il discorso potrebbe diventare comprensoriale, allargandolo ai teatri di Cormons (quasi 500 posti) e Gradisca (340 posti) come in passato è stato fatto, insieme e con un certo entusiasmo. Ci sarebbero anche le sale e i teatri di Nova Gorica: un comprensorio teatrale che nel raggio di dieci chilometri potrebbe fare invidia anche a grandi città. Invece siamo rimasti completamente fuori dal dibattito che sui teatri si è aperto in regione nei mesi scorsi e che ha visto protagoniste soltanto Udine e Trieste: il Css di Udine ha tentato di fare massa con lo Stabile di Trieste in modo da diventare teatro di interesse nazionale, con vantaggi economici assolutamente rilevanti: fare sinergie è difficile, potremmo cominciare una volta tanto noi goriziani. 

Antonio Devetag