Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

GORIZIA IN SVENDITA

04.07.2015 15:57

IL FUTURO NON ABITA A GORIZIA

1) Da parecchi mesi ormai è stata avviata una pre-campagna elettorale eterodiretta dalla Regione Friuli Venezia Giulia che si prepara a espugnare Gorizia, l’unico capoluogo rimasto al centrodestra. Poiché in Regione si fidano poco dei pellerossa indigeni, che non rispondono ai canoni del renzismo imperante, i grandi manovratori operano da Piazza Unità: i loro terminali con l’Isontino sono alcuni esponenti della giunta provinciale in disarmo, che già sgomitano per conquistare spazio e qualche foto sui giornali. In questo quadro le unioni intercomunali cadono a fagiolo: Gorizia nel maggio 2017 non sarà più un capoluogo di provincia ma al massimo la capofila di circa 17 comuni quasi tutti di sinistra: una città che conta poco e che conterà quasi nulla, ma che possiede alcuni tesori culturali e strutturali che non ha saputo – e voluto – sfruttare e che in fondo farebbero comodo a Piazza Unità in un’ottica di aperture internazionali . Ecco la “vocazione” evocata in consiglio comunale dalla Serracchiani, peccato che la faranno a Trieste e a Udine.

INDIZI GRAVI DI ESAUTORAMENTO

2) Serracchiani &company sono veloci d’intelletto e si muovono veloci, non possono lasciare spazi vuoti e vogliono espugnare le poche isole che ancora sfuggono al loro potere. E questa volta ci si vuole premunire per tempo, prima delle elezioni del 2017, quando l’attuale sindaco, Ettore Romoli, non potrà ricandidarsi: l’occasione è quindi doppiamente ghiotta. Il quadro goriziano fa gola al Partito della nazione: si tratta di operare cesure nette con il passato e quindi di far dimenticare ai goriziani la poco popolare esperienza della giunta Brancati eliminando i suoi corifei ancora attivi; si tratta di avviare a Gorizia una politica centrista che possa attirare almeno una parte del tradizionale elettorato di centrodestra. La politica regionale non farà che accentuare in futuro il vuoto creato attorno alla città. Un primo indizio: il caso Carraro è emblematico. Avallando la scelta pordenonese la Regione ha decretato la fine di Gorizia quale città industriale, ponendo degli interrogativi pesanti sul ruolo e sulle vocazioni che Gorizia per dissidi interni non ha mai saputo darsi e che la regione è pronta ad appiopparci e gestire in proprio: sarà un ruolo culturale e vagamente “internazionale”, anche perché i nostri regionali non masticano molto di politica estera e, in merito, potremmo fornirvi aneddoti molto istruttivi. Ecco nei punti seguenti come si sta preparando il “pacco goriziano”.

LA PROVINCIA SMOBILITA

 

3) La Provincia di Gorizia chiude i battenti: il suo grande patrimonio, i musei, la pinacoteca, i quadri, le opere, gli immobili, i documenti, la storia della Contea di Gorizia e dell'Isontino è proprietà di Gorizia e della comunità provinciale e quindi, direte voi, di tutti noi cittadini residenti in questi luoghi tormentati: e vi sbagliate, perché il prossimo colossale furto ai danni della nostra città sarà quello operato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con la connivenza della dirigenza provinciale che in questo momento si sta baloccando con i dati del turismo, cui passerà tutto l’immenso tesoro non solo immobiliare ma anche documentale, artistico, storico culturale di Gorizia, ovvero quello dei Musei provinciali. La storia e la cultura di Gorizia e dell’Isontino passeranno saranno gestiti da Villa Manin, a Codroipo.

LA CULTURA CAMBIA PADRONE

4) Contemporaneamente a questa colossale débâcle che riguarda, impoverendoli, tutti i cittadini dell’Isontino, la provincia moltiplica i suoi sforzi per alimentare la sensazione di lasciare qualcosa di positivo in campo culturale. Da sempre parca sui numeri, quasi sempre molto scarsi delle sue strutture espositive, improvvisamente si sveglia sparando soprattutto percentuali, come confessa candidamente la stessa guida che parla su Il Piccolo: “da 40 comitive del 2014 siamo passati a 60” : un 33 per cento in più. Numeri iperbolici sul turismo culturale e su quel progetto Carso 2014 con cui si sono recuperate cannoniere dichiarate repentinamente non visitabili. Resta il fatto che chi entra nel piccolo Museo della Guerra davanti al Sacrario di Redipuglia, non trova riferimenti agli altri musei del territorio, tanto meno di quelli oltreconfine: con le strutture slovene infatti a parte un mare di chiacchere, non si è fatto nulla di concreto. La Provincia raccoglie plausi e risultati che non le appartengono. Aspettano Mamma Regione

IRRILEVANZA INDOTTA DEL COMUNE

5) Il passaggio dell’Auditorium dalla municipalità alla Regione non è un successo, anche se come tale è stato presentato. Si sottrae alla gestione di Gorizia e dei suoi cittadini uno degli spazi più funzionali e acusticamente pregevoli del Friuli Venezia Giulia: si rinuncia a un servizio fondamentale nel momento che i costi di apertura del Teatro Verdi vengono considerati eccessivi. L’ipotesi di fare massa critica tra i vari spazi teatrali della città non viene neppure preso in considerazione: eppure Gorizia che dispone oltre che delle due strutture citate anche dei funzionali teatri del Kulturni Dom e del Centro Bratuz più spazi all’aperto assolutamente funzionali, non riesce a farsi venire l’idea di fare sinergia, creare un festival internazionale degno di questo nome ad esempio dedicato alla musica jazz. Oppure articolare èStoria in modo diverso su spazi plurimi come fanno Pordenonelegge, Mittelfest, Vicinolontano. Bisogna ovviamente interloquire con la Regione, pensare a progetti europei, i bandi ci sono, le strutture anche, ma idee… zero.

RICAPITOLANDO

6) Ricapitolando ecco gli indizi che sostengono l’ipotesi di una città Gorizia, un tempo capoluogo di provincia, non più padrona del proprio destino ma eterodiretta dai palazzi regionali:

• La gestione della questione immigrati, tutta giocata per mettere in difficoltà l’attuale sindaco;
• Il passaggio dell’auditorium alla Regione significa consegnare la gestione – per adesso – all’opposizione, che ha già pensato di dedicarlo al poeta Celso Macor. Gopolis propone Ermi Bombi, grande jazzista goriziano.
• La questione Carraro che ha segnato la fine di Gorizia quale città industriale: serve una vocazione per il futuro? Ci penserà Mamma Regione.
• Il finanziamento di oltre tre milioni di euro per Villa Louise, per ora senza chiara destinazione d’uso (INCUBATORE DI CULTURA?) e comunque decisa esclusivamente dalla Regione – in merito speriamo vivamente in qualche smentita .
• La costituzione delle Unioni intercomunali: l’Isontino sarà spezzato in due e Gorizia diventerà al massimo capofila della destra Isonzo.
• Lo scippo più grave: il passaggio degli immobili e del patrimonio storico-artistico dei Musei provinciali alla Regione. C'è molto altro ma per ora bastare?
gopolis
P.s.: qualcuno si è accorto che Grado non è più in provincia di Gorizia?