Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

GORIZIA: LA QUESTIONE BIBLIOTECHE di A. Gallarotti

01.08.2015 16:07

Molto opportuno l'intervento di Silvano Cavazza che su "Il Piccolo" richiama l'attenzione sul futuro dell'archivio storico e della biblioteca provinciale oltre che dei musei provinciali. Era giusto che ad aprire il dibattito su questo aspetto non fosse un archivista o un bibliotecario, perciò non ho voluto affrontare prima l'argomento, che è di estremo interesse. Se i musei hanno maggiore visibilità, archivio e biblioteca provinciali, strutture connesse ai musei, ma con una loro autonomia strutturale e organizzativa, offrono a studiosi e ricercatori un servizio che è essenziale non vada disperso, ma continui ad essere integrato nella rete culturale goriziana. La Biblioteca ha avuto origine contemporaneamente alla fondazione del museo, nel 1861, quando la Dieta Provinciale dispose di raccogliere nel museo anche le opere riguardanti la provincia e quelle degli autori locali. Al fondo antico di storia locale si sono poi aggiunte nel corso degli anni le pubblicazioni di supporto alle principali sezioni (pinacoteca, Grande Guerra, artigianato, moda). La biblioteca è dunque altamente specializzata.

L'Archivio Storico Provinciale, nato di fatto nel 1914 come struttura aperta al pubblico, raccoglie documenti sulla storia di Gorizia e dei suo territorio a partire dall'epoca medioevale. Comprende gli Atti degli Stati Provinciali, con la Raccolta morelliana, l'Archivio della Giunta della Principesca Contea di Gorizia e Gradisca, quelli della Società Agraria di Gorizia e del Teatro di Società di Gorizia, l'Archivio documenti di storia patria, vari fondi familiari o personali (Strassoldo, Coronini, Del Mestri, Fonda Savio, Pocarini, Persoglia), pergamene, manoscritti, mappe censuarie, urbari, ecc. L'auspicio di Cavazza di riunificare i documenti storici in un'unica sede istituzionale è coerente con la storia del nostro territorio: già in passato sono state fatte scelte di razionalizzazione ed economia gestionale senza per questo penalizzare le strutture culturali goriziane ed i loro utenti. Dopo la prima guerra mondiale, quando la priorità era costituita dalla ricostruzione della città, la biblioteca e l'archivio provinciale furono uniti alla biblioteca governativa (l'attuale biblioteca statale isontina) insieme alla biblioteca civica, proprio come il Museo Civico o Civico Museo di storia e arte confluiva nel Museo della Redenzione. Nel caso delle biblioteche, ognuna mantenne l'autonomia e la specializzazione delle proprie raccolte. Questa situazione durò anche negli anni di soppressione della Provincia di Gorizia (1923-1926), che fu unita a quella di Udine, e dopo la sua ricostituzione, fino al 1940, quando archivio e biblioteca provinciale se ne staccarono.

La gestione della biblioteca civica da parte della Statale, che continua dal 1919, facilita le ricerche e valorizza le raccolte librarie e manoscritte locali. Anche il deposito dell'archivio storico municipale presso l'Archivio di Stato da parte del Comune di Gorizia, che ne mantiene la proprietà, ha consentito la redazione degli inventari e facilitato la consultazione da parte degli studiosi. Questo genere di sinergie dovrebbe rafforzarsi sempre più, con un rapporto di collaborazione tra istituzioni che eviti la frammentazione dei fondi sia archivistici sia librari e consenta anche oggi, in tempi economicamente difficili ma certo non paragonabili a quelli dell'immediato dopoguerra, il mantenimento dello storico legame con la realtà locale di biblioteca e archivio provinciale oltre che dei musei.

Antonella Gallarotti - GOPOLIS