Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

SMINESTRIAMO I GORIZIANI

19.07.2015 11:40

SMINESTRIAMO I GORIZIANI:
IN ARRIVO IL COLPO FINALE

Le notizie viaggiano, gli indizi cominciano a diventare prove: a Gorizia, già in fase avanzata di agonia, sarà assestato un colpo mortale, che consiste non più e solo nella perdita di istituzioni e strutture fondamentali, ma nella capacità e facoltà di autogoverno. Tutto, a meno che non siate ciechi e sordi, va in questa direzione. Trieste, intesa non solo come Regione autonoma FVG, ma come fortissima lobby politica ed economica, in piena sintonia con chi vince a Roma, in questo momento ha il sopravvento, anche perché non solo è riuscita a spaccare i due il Friuli come collegio elettorale ma anche a cancellare la Provincia di Udine. Contando Honsell molto poco, ecco messo al tappeto con due uppercut micidiali l’ormai ex presidente Fontanini e il suo sogno del Grande Friuli che prevedeva Gorizia con Udine e Monfalcone con Trieste. Debora ha d'un botto risolto il problema con l’ex leghista Panontin il quale, al posto di quattro province ne ha create 17, separando d’un colpo il Goriziano da Monfalconese. Gorizia dopo mille anni, non è più capoluogo. La provincia è andata, la perdita di ruolo per la nostra città è devastante: ne avete sentito parlare, nelle recenti interviste de Il Piccolo?

Seguite il ragionamento: Comandi dell’Esercito, Banca d’Italia, Prefettura, il Tribunale, la Confindustria, la Camera di commercio, il porto di Monfalcone: o già chiuso o in fase avanzata di smobilitazione; l’operatività direzionale, il potere decisionale e quindi la Salute dei Goriziani stanno traslocando a Palmanova e a Latisana. Il Porto di Monfalcone farà la fine mezzadichiarata oggi dal presidente di confindustria Razeto: passerà sotto l’ala protettiva di Trieste, come prova l'autonomina di Madriz a presidente dello Scalo per completare in modo esaustivo e aderente alle direttive di Piazza Unità l’operazione di consegna della Camera di Commercio di Gorizia - ovvero della sua economia e della programmazione turismo e commercio compresi - a quella di Trieste, meno danarosa ma con cerebri più capaci. Poi sarà la volta dell’Autoporto. Sistemata quella che un tempo l’urticante ma intelligente presidente della Ccciaa goriziana Bevilacqua aveva chiamato Intermodal Area of Gorizia e che il sottoscritto aveva sempre sostenuto, meritandomi aspri rimbrotti da chi ubbidiva a logiche più ”regionali”.

Di Gorizia, ben spolpata nel silenzio e nella colpevolissima connivenza, resta un osso che dovrebbe essere duro da addentare, anche per i denti taglienti dei renzisti: la cultura e la storia, vero tesoro della città, che per ragioni di bassi equilibri politici l’ha sempre sottovalutata, consegnando la narrazione delle sue vicende a men che mediocri studiosi. Ma per fortuna in passato qualcosa è stato creato, qualcuno ci ha creduto: pensate che dopo la Prima guerra mondiale i Musei civici (Musei della Redenzione) comprendevano il museo provinciale, quello civico fondato da un goriziano d’altri tempi, il Cossar, e quello Diocesano*. Un patrimonio immenso che è l’anima stessa della città, la sua identità, per chi la sa cercare. Ora i Musei provinciali secondo i piani per nulla segreti di Gherghetta e Debora passeranno alla Regione Friuli Venezia Giulia. Gli immobili tra cui i musei di Borgo Castello e quel palazzo Attems Patzestein che è il più magnifico di Gorizia, emblema di una città che fu un tempo bella e importante. La pinacoteca, il Museo della Guerra, i preziosissimi documenti, i quadri di quella che qualcuno, come de Gironcoli, ha chiamato “scuola goriziana”, i reperti archeologici passeranno sotto Passariano, ridente frazione vicina a Codroipo e agli efficentissimi uffici regionali. Abbiamo ampiamente documentato i passi più o meno felpati con i quali la Regione ha deciso che Gorizia, non sapendo da sola cosa fare da grande, diventerà una sorta di ridente dependance per l’inconsistente “politica estera” regionale e soprattutto uno stipendificio per iscritti e simpatizzanti del potere con l’hobby della cultura. I goriziani? Affidati a qualcuno, possibilmente di fuori città, meglio se di fuori regione, che possa “sminestrare” (Copyright Matteo Renzi) le loro inutili, fastidiosissime ubbie.

ANTONIO DEVETAG - GOPOLIS

* Era il sogno di Padre Bommarco, Arcivescovo di Gorizia : restituire alla città e alla comunità dei credenti i tesori del Patriarcato e del Duomo, d'accordo con il Comune. Per realizzare il Museo diocesano di Gorizia lo Stato italiano nel quadro del Giubileo del 2000 aveva stanziato poco meno di cinque miliardi di lire, con cui il Comune aveva ristrutturato Santa Chiara allestendolo quale modernissimo e magnifico museo. la Fondazione Carigo aveva stanziato allora quasi un miliardo di lire per le teche e gli arredi. Mancava il tesoro: morto Bommarco vinsero le parrocchiette goriziane. La Curia tace. Amen