Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

UTI, MA PERCHE'?

02.01.2016 15:28

La vicenda, o meglio l’imbroglio delle Uti è paradigmatica per capire il disegno politico non solo di questa giunta regionale ma anche del renzismo in chiave nazionale. La premessa è la volontà della governatrice Serracchiani di anticipare sul fronte delle “riforme” tutti i possibili competitors alle sue ambizioni ministeriali Si parte quindi con la soppressione delle province, anelata da quasi tutte le forze politiche italiane soprattutto in chiave regionale: l’idea virtuosa, anche se discutibile e discussa, era quella di eliminarle tout court e lasciare la gestione del territorio alle regioni e ai comuni: una semplificazione burocratica e amministrativa, molto delicata. La governatrice, invece, incarica della bisogna l’assessore regionale Panontin: “Voglio – gli comanda - un riassetto territoriale del Friuli Venezia Giulia”. Per “riassettare” il Friuli Venezia Giulia, terra segnata da tutte le tragedie del Novecento, con rilevanti minoranze linguistiche e divisa a metà tra Friuli propriamente detto ( province di Udine e Pordenone) e la Venezia Giulia (quel che rimane delle province di Trieste e Gorizia) ci vuole una grande conoscenza storica, una visione d’insieme di grande spessore culturale ed economico. A Panontin si prospetta una problematica "politica" nel senso più alto del termine, che quindi affida senza por tempo in mezzo ai dirigenti regionali. Dividono il Fvg in diciotto miniprovince ( o maxicomuni? ) sull’impronta delle preesistenti Asl, adeguando quindi l’aspetto rappresentativo e geopolitico di una regione a bisogni di natura puramente sanitaria, fondate sul raggio d'azione d'un'ambulanza. Soprattutto all’inizio della vicenda Uti la confusione è tale, la comunicazione sui media così lacunosa che molti comuni, anche perché ricattati – coloro che non accettano la nuova “zonizzazione” riceveranno il 30 per cento di risorse in meno ! – chinano il capo. Ma sono decine quelli che non ci stanno e non li enumereremo qui: sono i sindaci che si sono accorti che le Uti sono nate per togliere loro qualsiasi potere in nome di quell’assemblearismo così caro alla sinistra e affidando il “vero potere” a un dirigente lautamente stipendiato che sarà il vero interlocutore della Regione e dei poteri forti. Ora le Uti si stanno rivelando per quello che sono: un machiavellico sistema per moltiplicare poltrone e stipendi e un tentativo deleterio di estrema burocratizzazione di uno Stato centralistico in senso deleterio. Al contrario delle moriture province, le Uti non sono elettive: i cittadini votano rappresentanti fasulli, delegati a nominare i veri padroni del vapore. Le Uti sono scandalosamente antidemocratiche e si legano perfettamente alla nuova Italietta Renzista nella quale anche il Senato della Repubblica è nominato e non eletto, istituzioni importanti e Comuni come Roma commissariati. Un Italia non più di cittadini liberi elettori, ma di nominati, di commissari, di burocrati. Una questione che penalizza certamente il Friuli, come ben individuato dalla stampa, ma sopratutto a Gorizia, dove nessuno è stato capace di dire una parola: si è contrattato? bene: gopolis spera che le trattative tengano conto della futura gestione dei Musei provinciali di Gorizia. I goriziani sono gli eredi diretti dei beni artistici e documentali che essi custodiscono.

ANTONIO DEVETAG