Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

UTI RETROMARCIA IN VISTA

03.01.2016 00:00

UTI, RETROMARCIA IN VISTA

 

Si voleva riorganizzare l'assetto amministrativo del territorio: è stata quindi decretata la morte delle province storiche, tra le quali quella di Gorizia, che discendeva direttamente dalla millenaria Contea, mainardina e asburgica, quindi fascista, infine repubblicana, per dare vita a 18 mostriciattoli muniti di statuti difficilmente comprensibili non solo ai comuni cittadini, ma anche ai nostri reggenti comunali. Partoriti nelle alte direzioni della regione che non hanno trovato di meglio che ricalcare pedissequamente l'impronta geografica delle Asl, buona per definire il raggio d'azione di un'ambulanza, non certo per creare sviluppo economico e sociale sul "territorio". Il pensiero burocratico ha ampiamente sconfitto la prospettiva politica, che presuppone una "visione d'insieme", una valutazione storico-culturale oltre che economica di vocazioni che in Friuli Venezia Giulia, terra di confine, erede di tutte le tragedie del '900, rende ancora più complesse. Che l'affare non funzioni sembrano averlo capito anche in Piazza Unità, dove si sta preparando un rapido  quanto arrabattato compromesso che impedisca sentenze sgradevoli. Tutto da rifare, sullo sfondo di un quadro "riformista" che sui tempi lunghi sembra segnalare che lo stesso Fvg, con la sua specialità, sia venuto a noia al potere centrale.

 La cosa ci interessa perché a caduta la fine della province penalizza certamente Gorizia, che nel generale rimescolamento di poteri potrebbe perdere la gestione diretta di quello che probabilmente è il suo tesoro culturale più importante, vale a dire i Musei provinciali di Gorizia, problema sul quale è sceso un silenzio inquietante, che ci fa presagire esiti infausti. Qualcuno interverrà a livello istituzionale, per far capire all'assessore Torrenti che la questione ha una sua complessità colpevolmente sfuggita ai suoi uffici, che la gestione della propria storia da parte dei cittadini di una comunità è un diritto democraticamente garantito? Che la gestione dei Musei provinciali è una questione di politica "alta", ma di politica e non di sistema burocratico-amministrativo? Capiranno i nostri governanti che è meglio chiudere la stalla prima che i buoi siano fuggiti? A cosa serve, se no,  la lezione di  Informest e della sanità?  

 

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