Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

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L’ABC DEL TURISMO  COMINCIA DALLA ROSA

Di Antonio Devetag –   Rosa di Gorizia: dunque abbiamo un tesoro ( iniziai quale assessore alla cultura le procedure di iscrizione di questa nostra eccellenza nell’elenco della Denominazione Comunale- DE.CO. )  che viene prodotta dalla poca terra coltivabile rimasta nel territorio comunale, che nasce per particolari condizioni climatiche, di caratteristiche della terra stessa, per una lunga consuetudine e studio sul campo (nel vero senso della parola) di bravissimi agricoltori che hanno conservato e, anzi, perfezionato aspetto, gusto e sapidità di una verdura che tutto il mondo  - e non esagero - ci invidia.

Il nodo sta nel fatto che la produzione è scarsa, molto scarsa, e alcune persone  in buonafede, altre in malafede,  dicono che siamo di fronte a un bivio: aumentare la produzione e quindi estendere la denominazione a un territorio più vasto, che vada anche oltre i confini della ex provincia di Gorizia. A parte il fatto che la Rosa di Gorizia farlocca si trova oggi più o meno in tutti i ristoranti della regione e anche oltre, questa soluzione significherebbe anche una più vasta commercializzazione del prodotto, che una ditta goriziana sta già portando avanti.  Tutto bene? No ovviamente, perché chiunque capisca qualcosa di prodotti di nicchia e del loro successo ( vedi slow food e compagnia) capisce che la Rosa di Gorizia proprio non ha le caratteristiche per diventare un discorso industriale. E’ invece una preziosissima componente  del turismo tout court per la nostra città, poiché un prodotto tipicamente goriziano, così raro e di così difficile coltivazione riesce perfetto nelle sue qualità intrinseche  soltanto a Gorizia, in quella striscia di terra che va dal ponte di Piuma a Salcano.

Gli agricoltori goriziani (oggi sono undici) che lo coltivano da generazioni si sono felicemente riuniti nell’associazione “Produttori   Radicchi  Rosso di Gorizia o Rosa di Gorizia e/o Canarino di Gorizia” sono convinti (e, per esperienza diretta li sosteniamo senza tema ) che la sapidità la “croccantezza”, la consistenza stessa dei due radicchi raggiungano il loro vertice ideale solo a Gorizia, tanto che posso suggerire che la vera scommessa turistico-culturale sarebbe proprio quella di promuovere la nostra città come luogo in cui invitare tutti i turisti e soprattutto i vicini udinesi  e triestini, nella stagione invernale a venire nei ristoranti goriziani a gustare questa rarità: magari sorseggiando quella magnifica Ribolla Gialla nel cui nome alcuni bravi produttori goriziani hanno costituito anch’essi un’associazione. Poiché i membri dell’associazione vendono giustamente il loro prodotto a qualche ristorante d’eccellenza regionale ( e non solo) sarebbe giusto vincolare il loro smercio a un severissimo marchio di qualità ( anche il De.Co. va bene anche se andando nel sito  apposito si legge Rosa di Gorizia con TRIESTE tra parentesi).Il sindaco Romoli ha scelto il prodotto dell’associazione goriziana per  gli eventi gastronomici invernali. E ha fatto bene sciogliendo uno dei nodi gordiani che generalmente paralizzano Gorizia.  

Oggi più che mai, lasciando agli altri gargarismi vari sul rilancio del  turismo a Gorizia, sarebbe necessario  formare, sotto l’egida del comune, un’associazione tra produttori di eccellenze goriziane ( tra le quali mettiamo anche il miele di Lucinico, i produttori della Ribolla, la meravigliosa gubana di Gorizia già celebrata in un bellissimo libro della purtroppo dimenticata  Lella Au Fiore e  che molti si ostinano a equiparare al simile prodotto triestino) insieme ai ristoratori goriziani, tesa al lancio concreto e reale delle specificità goriziane, che sono identitarie, quindi importanti culturalmente. Fare insomma quello che,  in proporzioni  “goriziane”,  da decenni fanno in Veneto o in Emilia Romagna. Tra l’altro, in un’ottica transfrontaliera e molto interessante per riuscire a ottenere finanziamenti europei , sappiamo che l’associazione goriziana dei produttori della Rosa di Gorizia sarebbe pronta ad accogliere tra le sue fila anche quegli agricoltori che la coltivano nella zona di Salcano. Sarebbe un salto di qualità notevole.

ANTONIO DEVETAG

INTERVISTA CON JORGE HAIDER

DI ANTONIO DEVETAG

 

Bruxelles non ama Jorg Haider: il personaggio è scomodo, irritante, soprattutto totalmente al di fuori di quel “politically correct”, mutuato dall’empireo del Quai d’Orsay che gli alti burocrati europei  considerano stile di vita di politica. La stampa europea lo ha criticato ferocemente: qualche anno fa nel momento della sua massima fortuna l’Unione Europea bandì contro l’Austria un inusitato  pacchetto di sanzioni nel momento in cui il suo partito, l’Fpo, forte di un inaspettato 27 per cento si apperstava a entrare nella stanza dei bottoni di Vienna. L’Europa di Prodi si limitò a porre “sotto osservazione” l’Austria, ma il Parlamento europeo approvò comunque una mozione di condanna delle dichiarazioni “Razziste, xenofobe, e insultanti fatte da Haider in molti anni”. Stati Uniti e Israele non furono da meno, e richiamarono i loro ambasciatori da Vienna. Tanto rumore per nulla: nacque il governo di coalizione del cancelliere  Wolgfang Schuessel (Partito Popolare austriaco) insieme al Fpo. Unica conseguenza, il governatore della Carinzia non entrò nel novero dei ministri.  Quella presa di posizione europea contro Haider, notarono già allora i commentatori più smaliziati, era un’ammissione di debolezza ante litteram, uno dei primi segnali del malessere che in questi ultimi mesi ha messo in crisi l’Unione Europea. E bisogna pur ammettere, in un momento di drammatico ripensamento dei motivi che stanno alla base dell’Unione Europea, che al di là delle censurabili intemperanze verbali (non più gravi da quelle di tanti europarlamentari di destra o di estrema sinistra che siedono tranquillamente negli scranni di Strasburgo) Haider aveva individuato e rivelato le crepe che si potevano già individuare nell’argilla del gigante europeo. Oggi quelle crepe, dopo i referendum sulla Costituzione che hanno visto prevalere il “no” in Francia e in Olanda, sono diventate squarci. Haider, che non sembra affatto preoccupato da alcuni mesi di fibrillazioni politiche che hanno portato a una scissione del suo partito,  ci riceve nella bella sede della regione Carinzia di Klagenfurt, circondato da una corte di belle ed efficienti segretarie e adoranti funzionari, sorride e non affonda il coltello: “Oggi esiste finalmente la possibilità che quest’Europa delle Burocrazie diventi l’Europa dei cittadini. I referendum sono un segnale – afferma Haider – che la popolazione del continente ha aspettative ben precise sulla politica economica della Ue. La gente si è stancata perché per tanti anni sono state fatte false promesse. E’ stato detto che facendo un area economica comune si sarebbero creati nuovi posti di lavoro, invece la disoccupazione è aumentata. Anche l’Euro avrebbe dovuto essere motore di crescita economica invece l’Europa è vicina alla crescita zero. Anche l’adesione dei nuovi dieci paesi europei era stata venduta dai burocrati di Bruxelles come una fantastica opportunità e invece la Ue si ritrova con un numero di disoccupati vicino ai 30 milioni. E oggi  gli italiani che erano i più europeisti della Ue sembrano percorsi da molti dubbi. La cosa più interessante in  questo momento è che i proprio i popoli delle nazioni fondatrici della Ue adesso sono i più grandi critici della stessa:  Olanda, Francia, Italia. La gente si rende contro che l’Unione è cresciuta troppo in fretta. E’ diventata troppo grande, fuori misura, senza avere le strutture adeguate per sopportare questa crescita.”

Ma la prospettiva è di far entrare anche la Turchia…

“L’Europa non ha fatto bene i compiti prima di avviare questa espansione verso Est. Oggi è necessario uno stop a queste espansioni, cercando prima di risolvere i problemi interni alla Ue, che sono tanti.”

Niente Turchia, insomma.

"Non c’è nessun motivo per iniziare trattative per ulteriori espansioni quando l’Ue al suo interno non sa più dove andare. C’ è un detto tedesco che definisce comportamenti irrazionali, che recita: “non so dove andare, ma voglio andarci subito.”Ecco, mi sembra che  l’Europa oggi non sappia dove andare, ma che abbia molta fretta di arrivarci.” 

Il fallimento del vertice economico di giugno avvalora le tesi più pessimistiche: ma c’è un Europa possibile?

 

“Nella mia vita politica  sono stato spesso criticato per opinioni che dopo alcuni anni si sono rivelate esatte. Adesso, come ho già detto anni fa, sarebbe importante che l‘Unione si desse una nuova organizzazione. Si deve creare un nuovo “sistema Europa”, più agile e concreto. Non mi piace questa inarrestabile evoluzione verso uno stato unico; è preferibile una federazione di stati sovrani che dovrebbero riappropriarsi di alcune competenze oggi saldamente in mano a Bruxelles, come l’agricoltura. Bruxelles dovrebbe esercitare il proprio potere soprattutto nel settore della sicurezza sia interna che esterna e dovrebbe seriamente definire regole di concorrenza per quanto riguarda i prodotti provenienti da altri continenti.”

Il problema dei dazi contro la Cina e altri paesi asiatici è stato sollevato dalla Lega Nord, creando in Italia una mare di polemiche: lei è d’accordo?:

“E’ senz’altro positivo che si sollevi il problema: dal 1 gennaio di quest’anno è avvenuta una liberalizzazione completa su alcuni prodotti tessili e calzature provenienti dai mercati asiatici. In questi settori  in Italia ci sono ottomila aziende e si può prevedere che circa seimila non sopravvivranno a questa concorrenza. Ciò comporta una prevedibile perdita di 60-70mila posti di lavoro. E’ assurdo che l’Europa, di fronte a una situazione così tragica,  non abbia reagito mentre gli americani che sono i propulsori dell’economia mondiale e fautori di una politica estremamente liberista hanno immediatamente introdotto, senza tanti complessi e polemiche, dazi sui prodotti cinesi”

Ma flussi e regolamenti dell’economia globalizzata hanno ormai regole severissime.

“Bene: ma l’economia mondiale è una partita che va giocata ad armi pari: l’Europa dovrebbe avere la forza e l’orgoglio di chiedere nuovi standard sociali, previdenziali ed ecologici ai partner asiatici dai quali acquista merci a prezzi stracciati. I costi di produzione inaccettabili in qualsiasi paese occidentale sono il vero problema della crisi commerciale europea. Non è pensabile che in un sistema globalizzato non si capisca che sia fondamentale mettere i vari sistemi di produzione in condizioni di partenza eguali. Finchè i paesi dell’Asia non accetteranno i nostri standard permarrà questo svantaggio di concorrenza.”

 

Come pensate di rispondere a questi problemi in Austria?

Abbiamo gli stessi problemi del resto d’Europa: oltre a quelli della concorrenza asiatica anche qui l’introduzione dell’Euro ha portato a un immediato aumento del costo della vita. La nostra coalizione governativa ha cercato di ovviare praticando una riduzione di tasse per le aziende, portandole dal 34 al 25 per cento, con un abbattimento reale quindi del 9 per cento. A questa iniziativa in Corinzia abbiamo aggiunto una serie di incentivi di grande interesse, creando l’agenzia per lo sviluppo della Carinzia (Entwicklungsagentur Karnten Gmbh): l’agenza offre un concreto e gratuito appoggio alle imprese che vogliono investire nella nostra regione.”

In effetti l’agenzia di Haider propone gratuitamente la ricerca del luogo dove impiante la nuova attività, la ricerca del personale il coordinamento con con autorità e fli enti erogatori di contributi e permessi, supporto nello sviluppo del progetto. Alla base dell’iniziativa c’è l’indubitabile valore aggiunti di un apparato burocratico amministrativo tradizionalmente serio, agile ed efficiente. Ma le facilitazioni si estnednono in ogni campo della consulenza sui mercati interno ed estero, la ricerca di nuovi clienti, avalendosi di uffici ubicati a Dusseldorf, Verona, Zagabria e Lubiana.

Una serie di iniziative encomiabili: ma c’è stata risposta?

“Sono in corso tutta una serie i colloqui con industrie italiane che hanno interesse a fare investimenti qui in Corinzia, Imprese che operano soprattutto in Veneto e in Lombardia. E’ stata portata in Corinzia una potente consociata della Siemens,  la Infinion, che è uno dei più grandi produttori mondiali di semiconduttori per l’elettronica industriale.”

Passiamo all’Euroregione è uno dei cavalli di battaglia del Presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy: lei pensa che l’idea ha concrete possibilità di essere messa in pratica?

L’idea è interessante proprio perché l’euroregione avvicina regioni limitrofe e ci potrebbe permettere una maggiore indipendenza da Bruxelles. Una più stretta collaborazione tra Carinzia Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia è auspicata da tutti ma c’è anche un problema politico : mentre la Carinzia può stipulare accordi e stipulare contratti con un'altra nazione le regioni italiane devono avere il beneplacito di Roma. Questo crea ostacoli rilevanti a una collaborazione più concreta.

Però la Slovenia è una nazione sovrana e indipendente…

Ma la Slovenia non ha istituzionalizzato le regioni e quindi è fuori dal gioco.

Antonio Devetag

 

MUSEI, PIZZE E SALATINI

L'INTERVENTO INTEGRALE DI SILVANO CAVAZZA 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. 

I commenti di gopolis sulla pagina FB goriziagorizia

 

L’assessore Torrenti va dicendo che fino al 1977 i Musei Provinciali di Gorizia erano proprietà statale. Se la notizia proviene dai fini giuristi della Regione che hanno redatto la legge istitutiva dell’ERPAC sarà vera. Oppure no. I politici regionali ci hanno abituato da tempo a dichiarazioni tanto perentorie quanto scarsamente corrispondenti alla realtà. Frequento il Museo Storico Provinciale (uso la denominazione originaria) da quasi cinquant’anni e di Stato ne ho visto assai poco, purtroppo, come anche di Regione. Alla fine degli anni Sessanta il Museo era amministrato da un anziano signore, funzionario contabile della Provincia in pensione, che arrivava a palazzo Attems a metà mattina col giornale sottobraccio, si intratteneva cordialmente con i frequentatori della sala di studio e poi si chiudeva nel suo ufficio lì vicino. C’erano due signore addette all’ archivio e alla biblioteca (praticamente come adesso), ma i custodi del Museo andavano a prendere libri e buste di documenti, spesso pesanti, in intricati depositi dentro e fuori l’edificio. Le stanze avevano arredamenti d’epoca, ossia vetusti, e riscaldamento con stufe a legna; d’inverno a usare il bagno al pianterreno si rischiava seriamente la polmonite. Infiniti gli orari di apertura, mattina e pomeriggio, perché allora gli impiegati pubblici osservavano l’orario spezzato; apertura anche il sabato mattina, come dovrebbe essere sempre. La biblioteca era miracolosamente fornita di tutto quanto veniva pubblicato d’interesse locale, comprese le tesi di laurea; gli inventari dell’archivio erano soprattutto quelli storici, a volte eccellenti, a volte limitati ad annotazioni incomprensibili, del tipo “Atti vecchi provinciali”, che nascondevano, per esempio, l’archivio politico della contea di Gradisca. Si potevano fare scoperte impensabili: la mia prima pubblicazione, nel 1972, ha riguardato un manoscritto di Tommaso Campanella conservato nell’Archivio Storico Provinciale (strano modo di passare i vent’anni. Cosa ci facessero codici di Campanella a Gorizia  all’inizio del Seicento è facile da spiegare: era diventato filo-spagnolo e anti-veneziano. come i nobili goriziani che lo leggevano).

Altri tempi. Nel corso degli anni il Museo è profondamente cambiato. Si è ingrandito e rinnovato, soprattutto dal punto di vista edilizio; ci sono stati innumerevoli spostamenti e traslochi. Alcune innovazioni, specie negli anni Ottanta, sono state provvidenziali;  altre soluzioni francamente mi hanno fatto storcere il naso, come l’aver collocato il museo della Grande Guerra negli ambienti cinquecenteschi di casa Dornberg, fatti restaurare filologicamente, con tanto di volte a botte, per accogliere armi moderne, divise militari e ricostruzioni di trincee. Molto più preoccupante comunque è stato che le nuove iniziative abbiano fatto spesso mettere da parte quelle precedenti, fino a relegarle in depositi inaccessibili. Dove sono andate a finire le raccolte etnografiche, la sala dedicata a Graziadio Isaia Ascoli, le collezioni archeologiche ed epigrafiche? Con le amministrazioni Brandolin e Gherghetta il Museo ha sempre più perso il collegamento immediato con l’area goriziana, per il quale era stato istituito, ampliandosi in direzioni diverse. Qualcuno dirà che ce l’ho sempre con il Museo della Moda; in realtà ce l’ho anche con il Museo della Grande Guerra, almeno per le acquisizioni (come la costosissima collezione Diaz) che sono state fatte al di fuori dell’ambito locale. Non mi pare giusto che il patrimonio artistico e storico goriziano rischi di andar disperso mentre si investono risorse nel mercato antiquario, a Trieste come a Londra, per prodotti che hanno origine e provenienze diverse. Prodotti, vorrei commentare, che non devono avere molta attrattiva per acquirenti più ricchi della Provincia di Gorizia, se erano sul mercato da anni. A Trieste, per esempio, non esiste un Museo della Moda, anche se la collezione Verchi, che è il nucleo principale di quello goriziano, mi pare sia interamente di provenienza triestina.

La provincia di Gorizia venne già soppressa nel 1923 e incorporata in quella del Friuli. Già allora fu posto il problema della destinazione delle raccolte e archivistiche e bibliografiche. Il ministro della Pubblica Istruzione del primo governo Mussolini, il filosofo Giovanni Gentile, su sollecitazione di Carlo Battisti, allora direttore della Biblioteca Governativa (erede della Studienbibliothek austriaca) e vero uomo di cultura, stabilì che l’Archivio Storico Provinciale dovesse venir incorporato nella biblioteca statale, facendo una deroga alla norma allora in vigore che i beni archivistici fossero di competenza del Ministero degli Interni. Anche a quel tempo appariva assurdo che le testimonianze dell’autonomia politica goriziana passassero all’Archivio di Stato di Udine, oppure rimanessero sotto un’autorità locale estranea, se non proprio contraria a essa: nel dicembre del 1922  oltre ventiduemila goriziani avevano sottoscritto una petizione contro l’annessione alla provincia del Friuli. Che tali documenti divengano adesso comproprietà del comune di Monfalcone, sotto la gestione dello stesso ente destinato a reggere e finanziare il Museo dei Cantieri Navali, può sembrare una barzelletta. Oppure la volontà di negare l’identità storica e culturale sia di Gorizia, sia di Monfalcone, a favore di una modernità indeterminata e fittizia: quel novello rinascimento italiano che Renzi predica ogni giorno alla televisione con tanta spavalda sicurezza.

C’è una forte continuità tra la linea del presidente Gherghetta e quella dell’assessore Torrenti, in piena corrispondenza con la gestione dei Musei Provinciali negli ultimi quindici anni. Torrenti dichiara di voler in primo luogo potenziare e ampliare il Museo della Moda, troppo sacrificato negli spazi attuali. Non gli interessano i libri e i documenti in cantina, le raccolte epigrafiche in ambienti inagibili, le testimonianze storiche e artistiche locali che vanno disperdendosi; la ricerca storica vera che il suo assessorato sta facendo morire d’inedia. Vuole fare mostre, possibilmente affittandole chiavi in mano dal circuito espositivo internazionale, come buona parte delle esposizioni di Villa Manin. Forse vuole continuare a fare acquisti sul mercato antiquario, che portano prestigio e articoli sui giornali. Assumere personale, disporre carriere, offrire consulenze, indire appalti. E poi stilisti, pubblicitari, mondanità, Vittorio Sgarbi (subito intervenuto in suo sostegno); inaugurazioni, vin d’honneur, pizzette e salatini. Insomma, gestire potere e relazioni, che è un modo molto proficuo di fare politica. Cosa porti tutto questo a Gorizia, o anche a Monfalcone, non so: certamente non riguarda la cultura. 

Silvano Cavazza.

 

PRIMA PAGINA

Riportiamo le considerazioni dell'avvocato nonchè consigliere provinciale Dario Obizzi in merito alla sciagurata operazione congiunta Provincia-Regione in merito ai Musei provinciali di Gorizia. Si evince, da questa analisi, l'assoluta inconsistenza del progetto e delle giustificazioni addotte dal Presidente Gherghetta nonchè dall'assessore regionale Torrenti.     1861 nascono i Musei Provinciali per iniziativa di Ferdinando Gatti; ·         13...

TORRENTI, MA CHE DICI?

25.04.2016 18:25
  Conviene leggere goriziagorizia, questa pagina FB, anche per essere informati: abbiamo segnalato l’altro giorno in tempo reale, unici tra tutti, le scandalose affermazioni dell’assessore Torrenti a proposito dei Musei provinciali e le bugie sparate a palle incatenate . Riportiamo quanto da noi scritto dopo l’intervista di Christian Seu a Gianni sul Messaggero Veneto edizione Gorizia: " I musei – disse l’assessorone . erano di proprietà statale fino 1977; quando passarono alla Regione,...

IN CHE MANI...

29.03.2016 16:18
Se ne parlerà giovedì 31 marzo alle 18, in sala Dora Bassi. Gopolis lo sta dicendo da circa un anno siamo quindi felici dell’ulteriore presa di posizione della sinistra goriziana ( Crocetti e Cingolani) a proposito del problema Musei provinciali. Il loro intervento di oggi su Il Piccolo mostra questa vicenda nella sua eclatante assurdità. Si è colpevolmente evitata la soluzione più semplice, ovvero la restituzione ( e sottolineiamo la parola RESTITUZIONE) della proprietà dei Musei provinciali...
  Riportiamo, condividendola, la relazione che Rodolfo Ziberna presenterà nei prossimi giorni in consiglio regionale DISEGNO DI LEGGE N. 137 << Istituzione dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – ERPAC e disposizioni urgenti in materia di cultura >> RELAZIONE DI MINORANZA   Rodolfo Ziberna (Pdl/Fi)                     Signor Presidente, Colleghi...
L' intervento della consigliera Rosi Tucci, che volentieri pubblichiamo - GOPOLIS Il progetto illustrato dall'assessore regionale Torrenti rappresenta una sfida notevole, con indubbi aspetti positivi, che mettiamo in evidenza:  l'opportunità di riscoprire la vocazione culturale di Gorizia, trasformandola in centro propulsore di attività culturali e museali in particolare,  coinvolgere le migliori raisorse e patrimoni culturali del territorio per valorizzarle nella prospettiva della...
La battaglia che gopolis sta facendo da quasi un anno sulla brutta faccenda dei Musei provinciali deriva in primo luogo dalle premesse stesse da cui nasce il nostro comitato, che potete leggere su www.gopolis.it, pagina GOPOLIS.è una parte della risposta che si potrebbe dare alla cosmica domanda della Serracchiani “Cosa volete fare da grandi?”. Ma la questione della proprietà e della gestione è profondamente legata – e le nostre autorità fanno finta di non accorgersene –al rilancio del turismo...
MUSEI PROVINCIALI: LA PROPOSTA DI GOPOLIS   NELLA FOTO: UN MOMENTO DELL'INCONTRO ORGANIZZATO DA GOPOLIS ALL'UGG (VEDI FB goriziagorizia)   Comitato gopolis Proposta per lo sviluppo del turismo culturale a Gorizia e per la proprietà e la  gestione dei beni museali appartenenti dell’ex Provincia di Gorizia   Il comitato gopolis ritiene che lo sviluppo del turismo culturale a Gorizia e nel  suo territorio possa limitare gli effetti della crisi economica in atto, mitigare...

GORIZIA TI SVEGLI?

20.01.2016 16:58
Goriziani, è ora di svegliarsi: leggete l’agghiacciante articolo di Roberto Covaz sul bluff della chiusura dei punti nascita “pericolosi”. In pratica, in Italia, ad essere stato chiuso è solo quello di Gorizia, grazie al gentile interessamento delle autorità regionali. Interessante poi la lettera che la presidenta (sic) della camera Laura Boldrini ha scritto alla ministra Lorenzin per soprassedere alla chiusura del punto di nascita di Fabriano (398 parti all’anno). Pensiamo che Gorizia non può...
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