Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

IL SOGNO DI BOMMARCO - GUARDA LE FOTO

 

NIENTE PAURA,
GOPOLIS METTE IN RETE I TESORI DI GORIZIA

Il giornalista Vincenzo Compagnone ha rivelato - e con molta efficacia - uno dei segreti più segreti di Gorizia, il Museo di Santa Chiara, mettendo in giusta luce l'aspetto costruttivo e non polemico di una campagna che gopolis ( oltre a molte altre ) sta portando avanti da qualche mese, vedi post seguente. Abbiamo sentito parlare a lungo di "turismo culturale" come se l'argomento fosse di semplice attuazione. Non lo è: basta guardare la Regione Fvg che da almeno un decennio non sa bene che pesci pigliare sul fronte del turismo tout court. Figurarsi per quello culturae, incapace di distinguere tra l'hardware ( musei, tesori architettonici, archeologici, urbanistici come Torviscosa, Palmanova, Venzone eccetera) e software, non capendo l'importanza della sinergia tra le due cose, indicando - come per Gusti di Frontiera - la formula "festival" come formula magica su cui far piovere finanziamenti per quattro giorni di festa ( magnifica, lo dice qualcuno che ha contribuito a lanciarla e a farla diventare più interessante di Friuli Doc, come ora tutti ammettono) senza alimentare una vera cultura ristorativa, enogastronomica locale, aspetto sul quale Gorizia potrebbe legare il suo rilancio. dopo aver puntato su concertoni rock, con grande dispendio di mezzi e senza nessun tipo di ritorno turistico reale.

Tutto si tiene: il destino dei Musei provinciali è strettamente legato a quello del Museo del castello con la sua parte didattica sul medioevo goriziano, con il suo magnifico Theatrum Instrumentorum, con la Sinagoga e il suo gradevole museo sulla comunità ebraica di Gorizia, con la Fondazione Coronini – Cronberg, lascito di un’aristocratico che amava la città in modo totale, le Biblioteche, il prezioso fondo Michelstaedter, la cui opera grafica potrebbe finalmente essere valorizzata al meglio, il Museo di Santa Chiara che gopolis ( ringraziamo il Messaggero Veneto per l’attenzione con cui ha trattato questo problema surreale) cerca di restituire alla sua vocazione originale.

Vocazione che non è solo quella di esporre alcuni reperti (non tutti per carità) che fanno parte della interessantissima e ricca storia religiosa di Gorizia, ma che rappreentano anche un concreto legame con un territorio più vasto, che comprende anche il luogo fondante della nostra Regione, Aquileia.

Se non si parte da qui non si è capito nulla. Gorizia possiede un patrimonio unico e sorprendente: secondo gopolis, speriamo di sbagliare, la storia, l’arte e la cultura sono le ultime risorse da rubare a Gorizia. Ci stanno provando: è chiaro che per gestire una rete così importante non basta il Comune di Gorizia. Hanno voluto creare le Uti? Che le facciano funzionare anche per lo sviluppo del turismo culturale, provando, rischiando, mettendo insieme l’Alto Isontino con la Bassa friulana, creando rapporti nuovi con il Cividalese, facendo capire che Gorizia non solo esiste, ma nella sua fantastica complessità culturale, linguistica e storica , è alla base della specialità regionale. Cliccare www.gopolis.it per capire non solo la vastità, ma anche le prospettive di Gorizia nell'ottica del turismo culturale. E guardate questo video: le immagini sono belle, è il nostro museo, il vuoto è agghiacciante. antonio devetag

PADRE BOMMARCO E IL MUSEO DIOCESANO

I colloqui tra l'Arcivescovo di Gorizia padre Antonio Bommarco e chi scrive, allora assessore alla cultura del Comune di Gorizia furono sempre improntati all'estrema chiarezza e, penso, basati su una sincera stima reciproca che derivava dal comune amore per la città. L'occasione era data dall'approssimarsi del Giubileo del 2000 e dalla possibilità, anche per la Curia Arcivescovile. di ottenere finanziamenti mirati alla crescita spirituale e culturale. Individuammo insieme l'ex convento di Santa Chiara e in particolare la sua chiesa sconsacrata la possibilità di creare un museo in cui fossero esposti parte del tesoro del Duomo, del cosidetto tesoro di Aquileia, della Donazione Teresiana, in possesso della Curia Arcivescovile. Padre Bommarco teneva molto a questo progetto. Si operava per il bene della città, si portavano alla luce tesori d'arte cui fino allora solo pochi privilegiati avevano accesso, si rendeva pubblica testimonianza della salda tradizione cristiana della città, che agli Ordini  religiosi doveva molto. Più laicamente da parte del Comune e del sottoscritto sopratutto, si creava un Museo di assoluto valore internazionale nel centro di Gorizia, strappando al totale degrado un edificio che stava pressochè crollando.
 
Il Museo di Santa Chiara, che avrebbe dovuto chiamarsi Museo del tesoro di Aquileia fu realizzato dal Comune di Gorizia in accordo con l’allora arcivescovo padre Bommarco usufruendo dei finanziamenti del Giubileo del 2000: la spesa per riattare e adibire a Museo l’ex chiesa seicentesca che si trova più o meno davanti alle poste fu di circa cinque miliardi. 
Questa scelta fu fatta
1)       per restaurare un palazzo pregevolissimo che stava cadendo letteralmente a pezzi al centro di Gorizia ( cosa che fu portata a termine con grande fatica a causa di lungaggini burocratiche cui non furono estraneI i preposti uffici municipali)
2)      per restituire ai goriziani ,fedeli e non, un patrimonio della città assolutamente unico e prezioso, ovvero quanto rimaneva della parte cospicua spettante a Gorizia  del Tesoro di Aquileia che fu diviso a metà tra i neo costituiti arcivescovadi di Udine e Gorizia da Maria Teresa Imperatrice d’Austria quando decretò la fine del Patriarcato di Aquileia nel 1752.  
3)      per restituire ai goriziani ,fedeli e non, le magnificenze della Donazione Teresiana, oggetti dedicati al culto di raro pregio, consistenti in manufatti artistici d’argento e in mitre arcivescovili di fattura squisita
4)      per dare a Gorizia un’opportunità in più dal punto di vista del turismo culturale: un museo prestigiosissimo, legato a una storia quella patriarcale, di cui Gorizia è erede diretta.

Il Comitato per il Giubileo accolse la richoesta goriziana e dispose oltre quattro miliardi di lire per realizzarlo; in più la Fondazione Carigo, che fu immediatamente e positivamente parte in causa, mise a disposizione quasi un miliardo delle vecchie lire per gli allestimenti ( teche termiche, cornici eccetera) che avrebbero dovuto fare del Museo un piccolo gioiello tecnologico e mettere in sicurezza un tesoro della comunità. Ripeto il tutto avveniva con il pieno accordo e l'impulso dell’arcivescovo Bommarco. Non se ne fece nulla e tutto tace. Qualcuno ci spieghi il perché. 
 
ANTONIO DEVETAG - GOPOLIS

 

 

 

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