Mercato coperto, un tesoro da valorizzare

TURISMO? MA MI FACCIA IL PIACERE...

Il rilancio turistico di Gorizia? Il più notevole patrimonio turistico goriziano deriva certamente dalla cultura e dalla storia, così diversa  e complessa, anche rispetto ai capoluoghi vicini: un’offerta che può essere originale e appetibile soprattutto se legata alle eccellenze della ristorazione e del comparto enogastronomico  del territorio di cui Gorizia è capoluogo. L’offerta goriziana è invece  colpevolmente frammentaria, dispersiva, talmente scoordinata da non fornire, oggi,  un buon pretesto per una visita della città, nonostante l’ottima e necessaria ristrutturazione operata negli ultimi anni nel centro storico e in Borgo castello.  Eppure in città esistono siti di grande fascino e interesse: il  Castello, il Museo della Guerra in Borgo Castello, la Pinacoteca   provinciale  di Palazzo Attems, la  Fondazione Coronini,  la Sinagoga – che ha due sale di grande interesse  e ricca di pregevoli reperti, una dedicata a Carlo Michelstaedter e l’altra alla comunità ebraica, che si chiama “Piccola Gerusalemme sull’Isonzo”. Ciascuna di queste strutture, seppur  ragguardevoli, non possiede un’attrattiva sufficiente per creare un “pacchetto turistico” realmente appetibile. La soluzione è una scelta non più teorica,  ma  obbligata: se si vuole far uscire Gorizia dalle secche della crisi che ne paralizzano l’economia, le strutture museali goriziane devono unirsi sotto una regìa unica, mettersi in rete e creare  un biglietto unico e dare vita a tutte quelle iniziative promozionali che rendono città turisticamente appetibile , legando la visita ai musei al settore della ristorazione, alle eccellenze enogastronomiche, alle possibilità di alloggio. Si tratta di istituire quanto prima una sinergia operativa tra Comune di Gorizia, Regione Fvg, Curia Arcivescovile, Fondazione Coronini e Fondazione Carigo( che tra l’altro possiede una magnifica e attrezzata sala espositiva),  per dare vita a un organismo in grado di gestire questo grande patrimonio, che dovrebbe essere incrementato al più presto dall’attivazione del piano originario del Museo di Santa Chiara, con l’esposizione al pubblico del Tesoro di Aquileia e dell’incredibile Donazione Teresiana, oggi di proprietà della Curia Arcivescovile.

ANTONIO DEVETAG

 

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